Piero V.

Datagate

Cosa ho detto il 10 maggio 2011, dopo che Microsoft aveva comprato Skype?

Bene, secondo il Guardian, come spiegato da il Fatto Tecnologia, Microsoft avrebbe permesso al governo degli USA di accedere a tutti i dati di Skype, Hotmail e del recente Outlook.com.

Aspettate… Aspettate un momento! Non era forse Microsoft che faceva pubblicità ai suoi servizi online accusando uno dei concorrenti principali, Google, di non rispettare la privacy degli utenti per fare annunci?

Ah sì, eccolo qua! Gmail-man, questo omino che rappresentava il “postino” di Gmail.

Giusto ieri, ancora prima di leggere l’articolo stavo dicendo a qualcuno: «Non usare assolutamente i Office 365. È una piattaforma online. Avete dati sensibili, non è il caso che finiscano lì.».

Comunque questo è l’ennesima dimostrazione della vera natura di Microsot: nel titolo dell’articolo, e anche alla fine, si fa riferimento alla mancanza di alternative perché Skype è diventato uno standard de-facto. … [Leggi il resto]

E poi mi parli di libertà

Penso a molti di coloro che usano il web sia capitato di sentire della recentissima chiusura di megaupload.com

Ebbene sì. Hanno chiuso megaupload.com e megavideo.com. Due provider che mettevano a disposizione i loro server agli utenti per caricare file grossi e video.

A sfavore di questi due siti è stata di sicuro la vendita di account premium che liberavano dalle limitazioni imposte, soprattutto i fatidici 72 minuti di megavideo.com.

Penso che chiunque sia abituato ad utilizzare megaupload spesso avesse già notato il cambio look e la rimozione del tempo di attesa anche per gli utenti free (non so se anche per quelli non registrati), dovuto proprio alla rivolta contro le case discografiche.

La chiusura comunque è arrivata, ovviamente per la difesa del copyright. Ed è stata effettuata dagli Stati Uniti.

Innanzitutto volevo dire che molti file protetti dal diritto d’autore sono stati rimossi col tempo e, da come ricordo, erano contro i “Terms of Service”, perciò erano gli utenti a violare il regolamento del sito caricandoli.

Inoltre la sede di Megaupload era ad Hong Kong, perciò questa è l’ennesima prova del comportamento degli Stati Uniti, che però si sono salvati grazie a dei server che erano ospitati in Virginia.

Prima con SOPA e PIPA ed adesso la chiusura di Megaupload.

Dov’è finita la tanto declamata libertà?

Ah, forse è qui da noi in Europa, dove non abbiamo i brevetti software e le leggi di censura del web sono considerate come violazioni dei diritti fondamentali degli utilizzatori di internet.